Il presepe cittadino LA VIA DELLA LUCE è stato realizzato considerando più approcci, che da specificità diverse, hanno permesso la realizzazione di quest’opera. Le considerazioni che seguono vogliono essere testimonianza di uno dei punti di vista condiviso dal team operativo e progettuale. Qui si vogliono offrire altri spunti di lettura che vadano alla radice del concetto di nascita, visto come atto fondante di ogni individuo e della possibilità autentica per cui l’individuo possa essere soggetto, sia nel dialogo interiore con se stesso, che nella relazione con l’altro da sè.

L’esperienza della luce è scritta lungo il percorso che fa da cornice alla Natività, nei testi che accompagnano l’installazione. Le parole riempiono i vuoti delle arcate, scandite dal ritmo binario delle sculture luminose degli angeli e invitano alla sosta, alla lettura, sollecitando possibili interpretazioni ermeneutiche. La lettura, che immediata richiama l’attenzione di chi guarda, è quella suggerita dal contrasto fisico/materico degli elementi: pieno - vuoto, luce - ombra, interno-esterno, pesante - leggero, già presente nella architettura stessa del chiostro. Nella struttura cosmologica aristotelica la luce è indicativa dell’etere, materia fluida e sottile, rarefatta e distante rispetto alla greve opacità della materia imperfetta dei corpi terrestri. Ma la plastica alternanza degli elementi, come strutturata nella Natività in esposizione, vuole significare ancora altro. La categoria è quella della polarità degli opposti, diade antica, che coincide con l’inizio stesso di quell’evento che segna la nascita del logos. Il nascere è esperienza della dualità, passaggio tra il nulla e l’esserci, è divenire che si nutre degli contrari. Questo divenire della vita (natività) è rappresentato nella opposizione per cui l’ombra, come altro rispetto alla luce, è la negazione che permette dialetticamente il passaggio, il movimento: è vita.

I due elementi contrapposti, luce e ombra, se scissi non permettono il pensiero dialettico e annullano lo stesso pensare poiché il pensiero si nutre della relazione con l’alterità, è confronto, dialogo, armonia che nasce dalla disarmonia.

Guardare, quindi, fermarsi, leggere, riprendere il percorso, riflettere. Nel tempo che accompagna il lettore-viandante tutto sembra sospeso, suggerito, trasceso nel processo che porta a ricomporre la dialettica luce-ombra.

La musica, parte integrante dell’installazione, si fa materia duttile, nel continuum sonoro, pieno e leggero, presente e lontano, evocativo di altre riflesse immagini del pensiero.

I pannelli testuali riprendono il dialogo luce-ombra nell’alternanza tra parola-immagine e mettono a tema il concetto, seppure nella forma sincopata dell’aforisma.

Marisa Cascarano